Il sonno condiviso è dormire tutti insieme nel lettone: mamma, papà e bambino.
In molti si chiedono: è un bisogno del bambino, un vizio, o banalmente un capriccio?
Quante volte prima di diventare genitori abbiamo avuto la presunzione di sapere già quali linea guida seguire per l’educazione dei nostri figli?
Eppure, scommetto che, quasi tutti, si sono dovuti ricredere su alcune delle proprie certezze.
Personalmente sul co sleeping non ho mai avuto idee ben precise, non ho mai pensato assolutamente no o assolutamente si.

La mia esperienza sul sonno condiviso

Ho tre figli e tre esperienze diverse: questo mi fa riflettere sul fatto che forse dovremmo smetterla di cercare di essere dei genitori “da manuale”.  Siamo impegnati a documentarci in modo ossessivo dimenticandoci di ascoltare i nostri istinti e i nostri figli. Fidatevi, l’istinto rende tutto più semplice.

sonno condiviso

Miriam

La mia prima bimba, Miriam, e la mia terza, Noa, sono bimbe che hanno bisogno di molto contatto.
Miriam ha dormito da subito nella culla accanto al nostro letto, e durante la notte la lasciavo nel lettone perchè, allattando al seno, spesso mi addormentavo con lei che mangiava ancora. Verso gli otto mesi è stata spostata in una cameretta a parte ma, svegliandosi spessissimo, l’abbiamo presto riportata in camera nostra, lettino compreso. Allattandola ancora la notte, ogni tanto capitava che “finisse” nel lettone ma poi, seguendo quello che tutti intorno a me dicevano, verso i dieci mesi, dopo averle tolto la poppata notturna, l’ho  messa a dormire da sola e categoricamente avevo deciso: basta lettone!

Risultato: fino ai 20 mesi ha continuato a svegliarsi ogni tre ore esatte e si calmava solo se la prendevamo in braccio per riaddormentarla.
Probabilmente non ero abbastanza stanca dal cedere e riportarla con me nel lettone…peccato.

Giacomo

Giacomo, il secondo, altro bimbo altro carattere. Ha dormito nel lettone con noi fino a quando è stato allattato al seno di notte (verso i 9  mesi). Lui, subito dopo aver smesso con le poppate notturne, ha iniziato a non volere più essere addormentato in braccio, e a un anno dormiva di filato nel suo lettino in camera con Miriam.

Noa

Noa, la mia ultima, ha 12 mesi ed è tutt’ora nel lettone con noi.
Sarà la stanchezza sarà che ormai me ne infischio delle opinioni degli altri, ma stiamo bene così.
Me l’ha fatto capire il mio compagno, dicendomi semplicemente: “Lei dorme bene in mezzo a noi, e a noi che fastidio dà?” E, in realtà, pure noi dormiamo bene con lei in mezzo.
Ed è vero che si dorme meglio insieme!
Nel lettone con noi, dorme spesso tutta la notte profondamente, mentre nel lettino in camera dei fratelli è un continuo risvegliarsi.

E allora perchè torturarci?

Lei ha bisogno del contatto per dormire serena e noi abbiamo bisogno di dormire, risultato: co-sleeping fino ai 18 anni! Ovviamente scherzo e sono sicura che fra qualche mese si sentirà più sicura e riuscirà a dormire da sola nel suo lettino.

Cosa dicono gli esperti

Il sonno condiviso è una pratica culturale presente nel 90% delle popolazioni odierne.
Solamente nella cultura occidentale il co sleeping continua a essere mal visto perchè viene sostenuto che il bimbo debba imparare fin da subito a essere autonomo nel sonno.
Negli ultimi anni e, per fortuna, anche in Occidente, si sta riscoprendo l’importanza del contatto fra genitore e neonato.
Alcuni esempi sono: l’allattamento al seno a richiesta, la fascia porta-bebè e, per il sonno, il co-sleeping.
Si tratta della normalità in molte parti del mondo: nelle tribù primitive i bambini dormono con i genitori fino quasi all’adolescenza. In Giappone i piccoli dormono con la mamma fino ai cinque anni e, anche in alcuni Paesi del Sud America, i bimbi fanno la nanna accanto ai loro genitori, mai da soli. Nel passato anche qui in occidente era la prassi.

Vantaggi per il neonato

Pediatri e antropologi hanno deciso di analizzare quali siano gli effetti positivi del sonno condiviso: gli studi hanno evidenziato che, dormire con i genitori, porta diversi vantaggi biologici al neonato.
Dormire a contatto con i genitori aiuta il bambino a regolare la sua temperatura corporea e a sincronizzare il respiro con quello della mamma e del papà. Si riduce il rischio di morte in culla perché è come se al neonato venisse costantemente ricordato che deve respirare.
Il co-sleeping stimola i risvegli notturni senza rovinare la qualità del sonno di mamma e bambino perché i risvegli sono brevissimi e spesso basta attaccare il bimbo al seno o fargli sentire di essere li accanto per farlo riaddormentare immediatamente. Percependo il respiro dei genitori, il neonato non cadrà in un sonno profondo che potrebbe portarlo, vista l’immaturità del suo sistema nervoso, a non risvegliarsi.

Ci si riesce ad addormentare solo se ci sente protetti e in luogo sicuro, e il luogo più sicuro per un bambino molto piccolo è vicino alla propria madre. 

Il sonno condiviso è vantaggioso anche per la mamma

  • Aumento della produzione del latte
  • Tutela nei confronti della depressione post-partum
  • Aumento del legame mamma-bambino

L’allattamento al seno ne trae vantaggio, poiché i ritmi della mamma e del bambino sono più coordinati. I risvegli lunghi sono meno frequenti perché il piccolo dorme meglio e, nel caso si svegliasse, gli basterà sentire la presenza dei genitori per farlo riaddormentare tranquillo.
Dormire con il bambino permette al genitore di prendersi cura di lui senza doversi alzare dal letto e andare in un’altra stanza, questo rende il tutto molto meno faticoso.

Vantaggi per tutti

Il piccolo si sente più sicuro, avverte la vicinanza della mamma e del papà ed è più facile che si addormenti serenamente; con il vantaggio che, anche i genitori, possano riposarsi.
Il sonno condiviso è consigliato per il benessere dei genitori e dei piccoli. Il diffondersi di questa pratica, nella nostra società, sta arginando una mentalità basata su false aspettative, secondo la quale esistono “bambini bravi” e la normalità è che questi debbano dormire tutta la notte senza piangere se sono allontanati dalla madre.
Invece i risvegli frequenti e il bisogno di contatto sono necessità fisiologiche dei piccoli, indispensabili per la loro sopravvivenza.

Un giusto compromesso potrebbe essere l’utilizzo della side-bed: un lettino che viene messo accanto al letto dei genitori. Questo si fissa con dei ganci o delle fettucce  al letto dei genitori, andando a formare un prolungamento del materasso matrimoniale. In questo modo ognuno ha il proprio spazio pur dormendo l’uno accanto all’altro.

Un fatto importante è  che i bambini cosi piccoli (sotto i sei mesi) sono “programmati” per svegliarsi spesso, proprio per evitare che possano cadere in un sonno profondo e non risvegliarsi più.

Di solito i contrari di questa pratica sostengono che il bambino in questo modo si vizia… ma viziarsi da cosa?
La necessità del contatto fisico è qualcosa di istintivo non un vizio. I neonati vivono all’interno del ventre materno per nove mesi, come possiamo pensare di allontanarli dal corpo della madre una volta nati?
Nel caso in cui i genitori siano entrambi d’accordo sul lettone condiviso non ci sono particolari punti a sfavore.

Se, da una parte, è dimostrato che un sonno condiviso “corretto” aiuta a prevenire il rischio di morte in culla, dall’altra se non si prendono le dovute precauzioni il dormire insieme può essere associato al manifestarsi della SIDS stessa.

Le raccomandazioni dell’organizzazione mondiale della sanità (OMS) da adottare per ridurre il rischio di SIDS

  • Il bambino deve essere messo a dormire a pancia in su
  • Nella stanza dove dorme il bambino non bisogna fumare. Come non devono fumare le persone che si occupano del bambino e lo fanno addormentare tra le loro braccia
  • Se non volete far dormire il bambino nel vostro letto, lasciatelo dormire nella vostra stanza accanto a voi, almeno per il primo anno di vita
  • Controllate la temperatura della stanza. Deve essere intorno ai 18-20 gradi. Se non riuscite a mantenere una temperatura simile, svestite il bambino
  • Non utilizzate il cuscino, le coperte, lenzuola e non tenete oggetti morbidi all’interno dello spazio dove il bambino dorme. Per coprire il bambino potete usare un sacco nanna e posizionare il bimbo sopra le vostre coperte

È inoltre importante diffondere queste raccomandazioni a tutte le persone che si prendono cura del bambino.

Quando il sonno condiviso è sconsigliat0

  • Se si ha un materasso troppo morbido
  • Nei casi in cui i genitori assumono farmaci o sostanze che alterano o che possono alterare il sonno
  • Se uno dei due genitori è gravemente obeso e uno o entrambi i genitori sono fumatori
  • Per i bambini prematuri (è consigliato aspettare almeno fino ai tre mesi)
  • evitare di dormire nel letto con bambini nati prematuri, quindi sottopeso: sembra infatti che la SIDS nei bambini nati prematuri ed il co-sleeping possano essere correlati
  • Se si vuole dormire tutti insieme nel lettone, aspettare che il piccolo abbia compiuto almeno i tre mesi

 

Luoghi comuni contro il co-sleeping

Si potrebbe obiettare che il neonato moderno possa cambiare tranquillamente le sue abitudini e dormire separato dalla madre, perché ormai non viviamo più nelle foreste e sugli alberi e l’ambiente domestico è sicuro e privo di predatori e rischi. Inoltre consentire un po’ di privacy a mamma e papà non può che far bene.
Sappiamo, però, che la vicinanza alla madre nel cucciolo immaturo dell’uomo non serve solo alla protezione dai pericoli del mondo esterno, ma anche a regolare le funzioni biologiche. Questo spiega perché i bambini che dormono da soli in cameretta nei primi mesi di vita vanno incontro più frequentemente alla SIDS (morte improvvisa in culla).

In che maniera una mamma, che pure dorme essa stessa, riesce a proteggere il figlio dalla morte improvvisa in culla? Le madri hanno un sonno più leggero e questo consente loro di monitorare il neonato che, a sua volta, avrà più risvegli notturni. Questa situazione non è stressante, perché entrambi si riaddormentano subito, confortati dalla vicinanza reciproca.

Conclusioni

Purtroppo, ancora oggi, il sonno dei bambini è un argomento controverso: sono ancora tanti i pediatri e gli operatori del settore che sconsigliano il sonno condiviso ritenendolo dannoso, quando diverse ricerche dimostrano esattamente il contrario.
In ogni caso, non è detto che il co-sleeping sia sempre la risposta: ci possono essere dei bimbi che da subito dormono tutta la notte e che non sentono il bisogno di dormire vicino ai genitori.
L’importante è assecondare i loro bisogni e rispettare i tempi di ognuno, ma non solo: è anche fondamentale trovare il giusto equilibrio che renda felici tutti i membri della famiglia.
Un consiglio che mi sento di dare ai genitori che hanno neonati che hanno bisogno di molto contatto è quello di utilizzare spesso la fascia elastica, anche in casa, li farà sentire più tranquilli e sicuri, e voi sarete, di conseguenza, genitori più sereni.

Non esiste la “formula giusta” valida per tutti; bisogna scoprire la formula che funziona per ciascun nucleo familiare. Che sia dormire tutti insieme nel lettone, o nella stessa stanza ma in letti diversi, oppure in camere separate non ha importanza, ciò che conta è che le nostre decisioni rispettino la volontà e i bisogni di tutti.

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